via mater dei - tappa 4 - da loiano a madonna dei fornelli

info percorso

Distanza: 25.3km
Dislivello: +921m / -855m

Tipologia di fondo:

  • Strada asfaltata: 46%
  • Sentiero: 52%
  • Strada sterrata: 2%

Difficoltà tecniche ed eventuali punti di attenzione

  • Tutti i tratti di sentiero possono avere presenza di punti fangosi lungo tutto il percorso
  • Non si segnalano tratti pericolosi

Come raggiungere il punto di partenza con mezzi pubblici

Linee bus: 857, 900, 906, 918

Come rientrare con mezzi pubblici dal punto di arrivo

Linee bus: 850, 856, 857

Strutture ricettive consigliate

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Descrizione della tappa

Tappa ricchissima di Santuari e punti di interesse, nella quale si comincia ad apprezzare veramente il paesaggio appenninico, fra crinali, vallate, foreste di quercia, faggio e castagni secolari. Da Loiano ci si dirige verso l’Osservatorio Astronomico, ove vale la pena aggirarsi un po’ fra i vari edifici e cartelli segnaletici. Una discesa conduce verso Gragnano e la sua bella Chiesa di Santa Maria Assunta, per poi arrivare a Campeggio, passando all’andata per il borgo di Sumbilla e risalendo sul percorso della Via Crucis verso Monte Calvario. Tocca poi al Santuario di Madonna dei Boschi, custodito con incredibile passione dai frati, e poco dopo a Monghidoro. Da qui comincia la discesa verso la valle del Savena, passando per Piamaggio, sede del Santuario della Madonna di Pompei e di due piccoli ma interessantissimi musei, fino al lago di Castel dell’Alpi. Un’ultima breve risalita conduce all’arrivo a Madonna dei Fornelli.

santuari

Madonna della neve

Loc. Madonna dei Fornelli

Madonna dei Fornelli ha una storia antica e il suo nome richiama la remota tradizione di trasformare il legname in carbonella per fronteggiare i rigidi inverni della zona (800 mt di altitudine). I fornelli, accesi nei boschi o in appositi forni utilizzati anche per trasformare le pietre in calce, creavano lunghi pennacchi di fumo che si innalzavano verso il cielo.
A pochi passi dal Santuario è ancora visibile l’antico borgo del Fornello dove probabilmente era presente uno di questi forni. L’attuale edificio religioso risale agli inizi del ‘900 e divenne parrocchia e Santuario nel 1960.
Ma molto prima, probabilmente attorno agli inizi del 1600 esisteva già una cappella con una dedica molto singolare, quella alla Madonna della Neve. Fu un evento straordinario a dare questo nome al luogo sacro, una nevicata verificatasi il 5 agosto di un anno vicino al 1610.
Questo evento, del tutto simile a quello successo secoli prima alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, fece crescere la devozione nei confronti della Madonna tanto che diventò un punto di riferimento per tutte le comunità vicine.
In seguito, attorno agli anni della grande peste del 1630, come si può leggere nelle iscrizioni sull’architrave della porta d’ingresso, gli abitanti elessero l’immagine mariana a loro protettrice avendoli preservati miracolosamente dal flagello.
In seguito a questa grazia tutte le comunità vicine decisero di costruirle un luogo di devozione più grande e dignitoso. E la Madonna rinnovò la sua grazia alcuni secoli più tardi, nel 1855, in occasione della terribile epidemia di colera che imperversò nella zona.
Anche di questo intervento divino si trova iscrizione nella chiesa. L’immagine della Madonna con bambino, la stessa venerata in quei primi anni del ‘600, un olio su rame di grandi dimensioni, è oggi posta sull’abside e domina l’altare maggiore. Nel 1994 venne ultimata la costruzione dell’attuale campanile con guglia a base ottagonale e alto 33 metri. Due le feste legate al Santuario: l’Ascensione, con processione a Castel dell’Alpi a ricordo del legame che unisce le due comunità e il 5 agosto, a memoria della nevicata benedetta che fece dei Fornelli il paese della Madonna della Neve.

Santuario Madonna di Pompei

Loc. Piamaggio

A soli 3,5 km da Monghidoro, al centro del borgo di Piamaggio, a ridosso della strada provinciale SP60, tra vecchie case in pietra e osterie sorge il Santuario della Madonna del Rosario di Pompei. Prima dell’attuale edificio di culto, dove ora sorge il Santuario attorno al 1600 era presente un piccolo oratorio dedicato a San Francesco di Paola e successivamente a San Lorenzo martire. Nel 1885 l’arciprete di Monghidoro, Monsignor Giuseppe Fanti, visto lo stato degradato in cui versava l’oratorio decise di rifarlo ex novo e di ampliarne la volumetria. La notizia fu accolta con grande gioia dagli abitanti di Piamaggio che si misero al suo fianco in questa impresa, auto tassandosi e lavorando duramente alla sua costruzione che terminò nel 1893. Sempre di Monsignore Fanti fu l’idea di collocare nel nuovo tempio l’immagine della Madonna di Pompei per promuovere e propagare al popolo la devozione del Santissimo Rosario. E fu proprio grazie a questo forte sentimento di devozione che Monsignor Fanti riuscì a raccogliere i fondi per fare dipingere l’immagine della Beata Vergine dal pittore bolognese Sante Nucci e acquistare i quadretti dei 15 Misteri del Rosario che la incorniciarono mirabilmente. Il 27 luglio del 1894 l’immagine venne portata in processione con la banda del paese e benedetta dal parroco tra una moltitudine di fedeli festosi. Da allora, tutti gli anni, l’ultima domenica di luglio la comunità di Piamaggio festeggia il suo Santuario, l’immagine della Madonna di Pompei e con essa la propria storia. Il portico in pietra composto da tre archi a protezione dell’ingresso del Santuario fu costruito nel 1898 per volere degli stessi fedeli che ancora una volta, pietra su pietra vollero onorare con i fatti la loro chiesa. Da allora fu un susseguirsi di pellegrinaggi provenienti dal bolognese e dalla Toscana. Il titolo di Santuario arriva nei primi anni del ‘900 e confermato nel 1914. Il 29 giugno 1956, il Cardinal Arcivescovo Giacomo Lercaro stabilì con decreto lo status di Parrocchia di Piamaggio per premiare la dedizione della sua comunità a questo piccolo ma importante luogo della fede.

Santuario della Madonna di Lourdes

Loc. Campeggio

L’origine di questo luogo è molto antica anche se non si hanno notizie certe fino al 1223 quando risulta appartenere alla giurisdizione del Comune di Bologna e alla famiglia dei Conti di Campeggio. Nel 1784, dopo essere stata governata dalla Pieve di Barbarolo passò sotto la parrocchia di Monghidoro. L’intitolazione alla Madonna di Lourdes si deve ad una cappella laterale di destra della chiesa intitolata a San Prospero. Nella cappella è infatti riprodotta al vero la grotta di Massabielle di Lourdes in Francia, opera di un valente artigiano bergamasco, Guelfo Ravasio, che rappresenta la Beata Vergine Immacolata, Bernardette ai suoi piedi e il ruscelletto che ricorda la sorgente miracolosa di Lourdes. Attraverso un passaggio dietro la roccia è possibile accostarsi alla statua della Madonna. Questa particolarità, le numerose testimonianze di grazie ricevute in questo luogo hanno reso popolare Campeggio tanto che le è valso il nome di “Piccola Lourdes bolognese”. Il campanile risale ai primi del 1700 e l’attuale edificio religioso è di fine ‘800. Grande merito della sua attuale ricchezza di opere d’arte e manufatti di pregio si deve a Don Augusto Bonafè che donò molti beni di sua proprietà per potere impreziosire la chiesa. Dal 1919 e per ben 25 anni l’opera dell’arciprete fu straordinariamente efficace. Nel 1923, reduce da uno dei suoi pellegrinaggi a Lourdes decise di mettere mano alla fedele ricostruzione della grotta. Campeggio ha sempre avuto una grande devozione mariana che è andata via via sempre più fortificandosi nelle comunità vicine. Durante la prima guerra mondiale, dal 1915 al 1918 divenne meta quotidiana di pellegrinaggi proveniente sia da Bologna sia Firenze. Ispirato dalla fede nella Vergine Maria, Don Bonafè in brevissimo tempo riuscì a finanziare la realizzazione di diverse opere esterne al Santuario, di cui statue, una Via Crucis che porta al Monte Calvario realizzato nel ’36, il viale dei parroci del ’24, quello delle rimembranze l’anno seguente fino alla costruzione di un acquedotto. Tutti i suoi parrocchiani lo seguirono in questa impresa che oggi rende Campeggio una delle mete più importanti dei pellegrinaggi dalle due città.

Santuario Madonna dei Boschi

Loc. Madonna dei Boschi

Un piccolo cammeo della spiritualità emerge dalla folta vegetazione sul crinale tra Loiano e Monghidoro. Sobrio, semplice nella forma, è l’antico Santuario della Madonna dei Boschi. Ai margini di una strettoia, sulla via che attraversa l’omonima località a soli 2 km dal capoluogo, il Santuario negli ultimi anni sta vivendo una straordinaria rifioritura devozionale grazie alla comunità dei Frati Francescani dell’Immacolata. L’attuale edificio religioso sorge sui resti di una antica chiesetta fondata nel 1616 e denominata Beata Vergine del Nuvoleto o Bocca di Nugoletto. Tutto ebbe origine da un’immagine mariana incastonata in un pilastrino e molto somigliante alla Madonna di San Luca. Situato dove oggi sorge la chiesa, fu un punto di riferimento per quelle lontane comunità rurali che ebbero un ruolo da protagoniste nella storia di Madonna dei Boschi. Grazie alla generosità delle loro offerte il Santuario venne ultimato nel 1685. All’inizio del 1700 in seguito ad una sua visita pastorale il Cardinal Boncompagni definì la chiesa “miraculs clari” in riferimento alle numerose grazie elargite dalla Madonna ai suoi devoti. L’interno è una rivelazione. Ricca di opere d’Arte, alcune dello scultore Antonio Gambarini, il tempio ruota attorno all’icona della Beata Vergine con bambino che domina l’altare maggiore in corrispondenza dell’antico pilastrino. I Frati sono il cuore di questo piccola perla dell’Appennino. Arrivati nel 2013 e guidati dal rettore Padre Gabriele Pellettieri, hanno saputo coinvolgere le comunità attorno al Santuario e dare vita ad una ondata devozionale sorprendente. Ogni giorno alle 7 del mattino, dal lunedì al sabato, e la domenica alle ore 9, è possibile partecipare ad una celebrazione in latino molto suggestiva. La festa più importante si svolge a maggio nella ricorrenza religiosa dell’Ascensione: dal sottostante Santuario di Campeggio una processione riconduce l’icona della Vergine a Madonna dei Boschi. I due santuari sono legati indissolubilmente da questa tradizione secolare e in questa simbiosi restano i capisaldi religiosi nell’immaginario popolare delle comunità dell’Appennino.

Punti di interesse

Parco astronomico di Loiano

Il Parco Astronomico di Loiano si trova sull’Appenino Tosco-Emiliano ed è gestito dall’Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio di Bologna dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Comprende due telescopi, un planetario, un’aula didattica ospitati in distinte strutture e un percorso del sistema solare. Il telescopio storico, con uno specchio di 60cm di diametro, risale agli anni ’30 viene interamente dedicato alla divulgazione. Nel planetario digitale si svolgono proiezioni e spettacoli sia per adulti sia per bambini. In Aula didattica sono presenti varie sale dove sono esposti exhibit multimediali, spazi dove poter assistere a brevi conferenze, proiezioni o svolgere laboratori per i bambini. Un percorso del Sistema Solare, che rappresenta in scale di dimensioni e distanza i vari pianeti e arricchito di pannelli informativi, collega il Planetario al Telescopio Cassini da 152cm, quest’ultimo riservato alla ricerca astronomica da parte degli astronomi professionisti dell’INAF. Il Percorso è visitabile durante il giorno. Il Telescopio Storico, il Planetario e l’aula didattica sono visitabili su prenotazione nelle date di apertura del Parco

Aree naturalistiche di Monghidoro

Di grande valore e molto apprezzate, sono le aree verdi che fanno parte del comune di Monghidoro, ricche di percorsi naturalistici percorribili a piedi, in bici o a cavallo. L’Alpe di Monghidoro si contraddistingue per le ampie faggete che offrono temperature estremamente gradevoli durante l’estate e bellissimi scenari di tranquillità. La zona ospita anche un parco avventura, il Triton’s Park. Nell’alta valle dell’Idice si trova, invece, il Parco de La Martina, oggi dentro alla ZSC La Martina – Monte Gurlano, recentemente oggetto di una riqualificazione da parte del Comune e di alcuni volontari che hanno ripristinato la sua fitta rete di sentieri.

Mulino Mazzone

Loc. Borgata Villa di Mezzo

Da Piamaggio, proseguendo verso la borgata di Villa di Mezzo, con un breve tragitto si può scendere tra i boschi del Mulino Mazzone. Costruito intorno al 1700 è l’unico opificio della valle del Savena ancora funzionante. Con il suo piccolo specchio d’acqua artificiale alimentato dal rio del Piattello, il suo bellissimo parco e il canale di carico, su cui si specchiano grandi alberi centenari, è la meta ideale per una sosta. Il mulino è visitabile su prenotazione. È possibile raggiungerlo tramite una breve deviazione dal tracciato del cammino, per poi ricongiungersi ad esso prendendo il sentiero CAI 905 in direzione Alpe di Monghidoro.

Musei di Piamaggio

Nella piccola frazione di Piamaggio sono presenti due Musei.
Nel Museo della Civiltà contadina dell’Appennino bolognese sono ricostruiti alcuni ambienti ancora esistenti nel nostro territorio fino agli anni ’60 del secolo scorso e anche, in scala 1/3, l’interno di un mulino ad acqua.
Nel Piccolo Museo dell’emigrante è possibile invece ripercorrere, in grandi pannelli, le varie fasi dell’emigrazione italiana dal 1875 ai nostri giorni, e documenti, oggetti e testimonianze sull’emigrazione da Monghidoro verso altri Paesi. Nell’annesso Centro di documentazione sono a disposizione, sul tema dell’emigrazione, lettere, atti di convegni, interviste scritte e filmate, fotografie, numerosi film e libri.

Lago di Castel dell’Alpi

Poco prima della fine della 4a tappa si giunge al lago di Castel dell’Alpi, nell’omonima località. Trattasi dell’unico bacino naturale della provincia di Bologna, generatosi nel 1951 in seguito ad una imponente frana, che bloccò il corso del torrente Savena. Attorno al lago si snoda un percorso a piedi estremamente pittoresco, che consente di ammirare anche la vecchia chiesa di San Biagio, risparmiata dalla frana, sopra la sponda sinistra, dove una volta si trovava il paese. Sulla parte destra c’è il nuovo abitato, dove sono presenti alcuni luoghi dove poter mangiare e una locanda dove soggiornare.

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