Distanza: 30.2km
Dislivello: +950m / -770m
Con partenza da Monteveglio si può accorciare il percorso; la distanza scende a 24.7km; il dislivello rimane invariato.
ATTENZIONE: la traccia GPS qui riportata ha inizio a Bazzano (per chi inizia a Monteveglio si può comunque utilizzare il medesimo file).
Tipologia di fondo:
Tutti i tratti di sentiero possono essere insidiosi in caso di fango.
Treno, linea Bologna - Vignola
Per raggiungere Monteveglio da Bazzano si può prendere il bus TPER 658.
Linee bus TPER 654, 658, 684
Il percorso ha inizio presso la Stazione dei treni di Bazzano e velocemente conduce a Monteveglio, dove sale verso l'Abbazia di Monteveglio, una delle poche pievi costruite all'interno di un castello, attraverso l'omonimo Parco Regionale. Ai piedi del colle si trova il Centro Visita di San Teodoro, un toponimo che ricorda lo stanziamento bizantino in questo territorio. Le origini di Monteveglio sono molto antiche: prima etrusca, poi romana e dopo fortezza bizantina espugnata dai Longobardi. Divenuta dominio di Matilde di Canossa viene sottomessa da Bologna nel 1200.
Attraverso un paesaggio collinare, prima aspro e calanchivo, poi più docile e destinato a coltivi di frutteti e vigneti, si arriva a Castello di Serravalle. E' un borgo anch'esso fortificato, costruito dai Bolognesi, la cui cinta muraria risale al 1235. All'interno sono presenti case torre ed edifici ben conservati, e la sede dell'Ecomuseo della collina e del vino. Scendendo a valle si raggiunge una vasta piana alla confluenza dei torrenti Ghiaie e Ghiaietta, dove si trova l'antica chiesa romanica di Sant'Apollinare, riedificata nel 1749, la cui dedicazione avvalora la sua probabile origine bizantina.
La Piccola Cassia risale il crinale di Montalogno, e transitando nei dintorni di Tiola offre un panorama dominato da imponenti calanchi disposti ad anfiteatro.
A Samoggia, in località La Villa, si raggiunge il santuario della Beata Vergine del Pruno, edificata in occasione del ritrovamento di una immagine della Madonna apparsa e nella resina di un pruno selvatico. Poco più a valle si può visitare l'antica Pieve di San Giorgio, che si affaccia con ampia visuale msulla vallata del Samoggia, e sul paese di Savigno, dove si conclude la tappa.
Il Pignoletto è un vitigno tipico della provincia di Bologna, prodotto storicamente nei colli bolognesi, in particolare nelle fasce collinari dei comuni di Valsamoggia (località Monteveglio, Bazzano, Castello di Serravalle, Savigno, Crespellano), Monte S.Pietro, Zola Predosa, Sasso Marconi, Marzabotto, Casalecchio di Reno, Bologna, San Lazzaro di Savena, Pianoro e Monterenzio e nelle zone contigue della fascia collinare.
Più recentemente, la produzione ha avuto una certa espansione nelle fasce pedemontane o di pianura e in altre zone dell'Emilia.
Castello di Serravalle è un incantevole borgo a confine fra la provincia di Bologna e quella di Modena. Nonostante il suo nome faccia riferimento a una rocca, l’appellativo si riferisce in realtà a un unico paese.
La fortezza è costituita da un’imponente torre e grandi mura merlate, attraverso le quali si accede al borgo. Gli spazi interni sono molto ampi e si possono vedere accedendo all’Ecomuseo del Vino, allestito in parte nei saloni principali.
Fanno parte della Rocca anche alcuni vigneti, un orto e dei pozzi d’acqua. All’ultimo piano si trova inoltre una torre colombaia, dove ancora oggi nidificano barbagianni e piccoli falchetti.
Il museo è dedicato interamente alla storia agricola del borgo e in particolare alla produzione di vino bolognese. L’ingresso principale si trova nei pressi della Casa del Capitano, residenza di Jacopino da San Lorenzo in Collina, membro nel XIII secolo del senato di Bologna.
Il museo è aperto solo la domenica e i festivi e l’ingresso è libero e gratuito.
La chiesa di Sant’Apollinare di Serravalle sorge a Castelletto, su un vasto terrazzo fluviale.
Il luogo era anticamente denominato Stagnano e la chiesa si trova indicata nei documenti come Sant’Apollinare di Stagnano od anche “di Vallata”, per distinguerla da altre chiese omonime ubicate in pianura o montagna (San Giovanni in Persiceto, Coscogno).
La sua origine bizantina appare fuori di ogni dubbio e ci riporta ai secoli VI-VIII, quando in queste terre stazionavano le milizie romane dell’Esarcato, lungo il confine con i possedimenti dei Longobardi. Nell’822 l’oratorio di Sant’Apollinare di Stagnano, posto nella iudicaria di Monteveglio, è citato come appartenente alla Chiesa di Modena; ed altre citazioni si rinvengono fra il 996 ed il 1187, sempre riferite all’ambito modenese. Nel secolo IV la parrocchia, alle dipendenze della pieve di Monteveglio, si trasformò in priorato e fu contesa tra le circoscrizioni ecclesiastiche di Modena e di Bologna.
Le radici del santuario si perdono nel XVI secolo, avvolte in un racconto suggestivo e miracoloso legato alla fede popolare. La leggenda narra che, attorno al 1409 (data contestata dagli storici), un contadino, tagliando i rami di un albero di pruno, vide fuoriuscire un grumo di resina. Con stupore, notò che quella resina aveva assunto le sembianze di una piccola Madonna con il Bambino, alta circa 6 centimetri.
Sebbene la prima testimonianza scritta risalga al 1666 con l’opera “Bologna Perlustrata” di Masini, alcuni studiosi ritengono più plausibile una datazione successiva, considerando la diffusione di santuari mariani simili nella diocesi tra la fine del XV e, soprattutto, il XVI secolo. Indipendentemente dalla data precisa, il miracolo della resina diede origine al culto e alla costruzione di un luogo dedicato alla Vergine.