Distanza: 29.1km
Dislivello: +620m / -570m
Tipologia di fondo:
Linee bus TPER 654, 656, 657, 658
L'itinerario escursionistico della Piccola Cassia ripropone un tracciato storico, noto anche come via Longobarda, che univa la Pianura Padana e la Toscana: una delle vie di collegamento in età medievale sulle dorsali tra Reno e Panaro, utilizzate per commerci e pellegrinaggi tra Sud e Nord dell'Europa. Un percorso in un territorio ricco di natura, arte, cultura, in grado di offrire ospitalità e buoni prodotti tipici.
Piccola Cassia è un progetto ideale per viaggiare con lentezza, a stretto contatto con i luoghi e le persone.
Il tracciato storico della Piccola Cassia giunge nei pressi di Monteveglio con due rami principali, provenienti da Nonantola e da San Giovanni in Persiceto. Da qui la strada si biforca nuovamente, seguendo i crinali dei torrenti Ghiaie e Samoggia, in vallate ricche di calanchi, e si riunifica oltre Savigno. Il percorso occidentale sale al borgo e all’Abbazia di Monteveglio, attraverso il Parco Regionale, e si dirige verso Castello di Serravalle. Quello orientale discende a Fagnano, in un fondovalle ricco di case-torre, e risale verso Mongiorgio, per poi raggiungere in località Badia l’Abbazia dei Santi Fabiano e Sebastiano.
La chiesa di Santa Maria e San Valentino della Grada deve il suo nome alla "grada" in ferro - ancora oggi visibile - attraverso la quale il Canale di Reno sfocia nel centro storico e che serviva a impedire l'ingresso dei nemici in città. Il vicino edificio, denominato "Opificio della Grada", è un antico opificio idraulico costruito tra il 1681 e il 1683 come conceria; oggi ospita il cosiddetto "Opificio delle Acque", uno spazio destinato a iniziative culturali espositive e didattiche organizzate nell'ambito del progetto permanente "Bologna Città d'Acque".
In seguito all'occupazione della città da parte delle truppe napoleoniche nel 1801, la "Certosa di San Girolamo" fu convertita in area cimiteriale; la struttura odierna sorge sulle vestigia di un'antica necropoli etrusca ed è annoverata tra i più antichi cimiteri monumentali d'Italia. La Certosa fu fondata nel XIV secolo accanto alla chiesa di San Girolamo, consacrata nel 1359, e conserva ancora oggi un notevole patrimonio di opere d'arte. Dopo la conversione del complesso religioso in area cimiteriale, con diversi interventi realizzati nel rispetto delle caratteristiche degli edifici preesistenti, il terreno circostante i chiostri rinascimentali fu utilizzato per ampliare l'area sepolcrale, creando così un'articolazione di spazi suggestiva e di notevole valore monumentale. Di particolare rilievo è il Chiostro numero sette, che ospita la tomba della famiglia Marconi e opere d'arte come il Monumento "Montanari" di Diego Sarti, il ritratto del fabbro Gaetano Simoli di Tullo Golfarelli e i monumenti dedicati al ceramista Angelo Minghetti e all'editore Nicola Zanichelli. Da segnalare inoltre i monumenti dedicati a Raffaele Bisteghi di Enrico Barberi e, nei pressi dell'ingresso della Certosa (Via della Certosa), le tombe di Giosuè Carducci, Giorgio Morandi e Lucio Dalla.
L'Eremo di Tizzano fu costruito dai monaci camaldolesi tra il 1655 e il 1741. La chiesa, dedicata a San Benedetto, presenta un semplice ed elegante stile barocco bolognese. L'interno è costituito da un'unica navata, alta e luminosa, circondata da sei cappelle laterali, collegate da stretti passaggi e che ospitano pregevoli dipinti. Degni di nota sono anche il bellissimo crocifisso cinquecentesco in legno d'ulivo e il reliquiario con frammenti della Vera Croce e altre reliquie a testimonianza della Passione di Cristo.
In alto, sul lato sinistro dell'edificio, si erge il campanile costruito nel 1724, un tempo abitato dal Priore. L'ampio prato sul retro conserva ancora i ruderi di due delle diciassette celle dei Frati Eremiti, oltre all'accesso a una chiesa secondaria, una sorta di cantina consacrata, utilizzata come rifugio durante la Seconda Guerra Mondiale.
Questo sentiero porta il nome degli antichi minatori (i gessaroli). Per secoli hanno estratto e lavorato a mano il minerale gessoso impiegato per scopi edilizi in un territorio impervio ma affascinante. Il sentiero è lungo circa 1 km e parte dal Borgo dei Gessi (dove vivevano i minatori di gesso) e prosegue lungo la zona degli affioramenti gessosi di Monte Rocca, Monte Castello e Monte Capra. Il sentiero è intervallato da punti di sosta per i visitatori attrezzati con tavoli e panchine e da pannelli informativi che espongono temi relativi al carsismo gessoso e altri fenomeni naturali caratteristici.
La prima costruzione della pieve di San Lorenzo in Collina risale tra il IV e il VI secolo d.C., fino a raggiungere l'amministrazione di un vasto territorio che nel 1300 contava ben 22 chiese, sparse nel territorio compreso tra la Via Emilia e l'alto Appennino, delimitato dal torrente Lavino a est e dal Samoggia a ovest. L'attuale semplice architettura a capanna risale al 1474, quando, in seguito alla scomparsa del sistema delle pievi, San Lorenzo cadde in declino con papa Sisto IV che ne concesse il patronato ai conti Grassi, i quali preservarono l'edificio (insieme al presbiterio) dal rischio di crollo e costruirono un chiostro rinascimentale. Entro il 1780 fu rimodernato in stile barocco, con la rimozione degli affreschi interni raffiguranti la vita di San Lorenzo.
Il Parco Regionale dell'Abbazia di Monteveglio è nato per salvaguardare la parte più suggestiva della valle del Samoggia, coronata dalla millenaria pieve, l'Abbazia di Santa Maria di Monteveglio, situata in posizione elevata all'interno dell'antico borgo fortificato medievale.
Il paesaggio collinare è caratterizzato da boschi, valli e calanchi, alternati a prati, campi coltivati, vigneti e antichi insediamenti rurali, un tempo appartenenti a conventi locali. L'area protetta racchiude numerosi tesori di interesse geologico e naturalistico, ben esposti nel Centro Parco, ospitato nell'edificio principale della corte rurale di San Teodoro, ai piedi del colle, appena fuori dall'abitato di Monteveglio. Inoltre, nell'area circostante è stato realizzato un sentiero naturalistico accessibile a ipovedenti e disabili. Da molti anni, il parco è impegnato a svolgere attività di educazione ambientale approfondita nelle scuole con sistemi e contenuti innovativi. Il territorio, noto anche per le sue tradizioni enogastronomiche, ospita il Consorzio Vini dei Colli Bolognesi, nato per promuovere e tutelare le peculiarità dei vini locali.